Tra caro gasolio e tariffe al ribasso, molte tratte non coprono nemmeno il carburante

Nel pieno della crisi carburanti emerge un altro problema pesantissimo per l’autotrasporto: la corsa al ribasso delle tariffe. Alcune offerte di trasporto scendono sotto il costo reale del viaggio, mettendo in difficoltà le imprese più strutturate e aumentando la pressione economica sul settore. Un sistema che rischia di diventare sempre più fragile e insostenibile.
C’è una crisi nell’autotrasporto di cui si parla ancora troppo poco.
Non riguarda solo il caro carburante o le misure fiscali. Il punto più critico oggi è un altro: molte tariffe non coprono più nemmeno il costo reale di un viaggio.
Negli ultimi giorni stanno emergendo proposte di trasporto a livelli molto bassi, anche intorno a 0,65 euro al chilometro, e altre poco sopra 1 euro/km.
E basta fare due conti per capire la situazione.
Con il gasolio sopra i 2 euro al litro, il solo carburante può arrivare a costare circa 0,68 euro/km. In alcuni casi, quindi, il nolo non copre nemmeno il diesel necessario per effettuare il viaggio.
La domanda diventa inevitabile: tutto il resto chi lo paga?
Autista, contributi, pedaggi, gomme, manutenzione, assicurazioni, AdBlue, ammortamento del mezzo e costi aziendali.
Un camion non viaggia solo a carburante.
Secondo i dati di riferimento del MIT, tra gasolio, autista e pedaggi il costo minimo supera già 1 euro/km, senza considerare tutte le altre voci operative.
Questo significa che molte tariffe oggi non sono semplicemente basse: sono sotto costo.
E quando si lavora sotto costo non si produce margine, si consuma liquidità.
Nel tempo questo porta a un effetto chiaro: aziende sempre più fragili, pressione crescente sugli autisti e riduzione della capacità di investire e mantenere standard adeguati.
Il problema è che ogni viaggio accettato a condizioni insostenibili diventa un riferimento per il mercato successivo, abbassando progressivamente l’asticella.
Non si tratta quindi di concorrenza sana, ma di una dinamica che rischia di indebolire l’intero settore dall’interno.
E qui entra anche il tema pubblico.
Non si può parlare di sicurezza stradale, controlli e qualità del servizio, se poi il mercato permette tariffe che non consentono di sostenere i costi necessari per garantire proprio quella sicurezza.
Alla fine il rischio viene sempre scaricato sul vettore, che anticipa carburante e costi operativi mentre attende pagamenti sempre più dilazionati.
Il risultato è un settore schiacciato tra costi in aumento e ricavi insufficienti, dove a resistere sono sempre meno imprese.
E questo non è un problema di singoli casi, ma un segnale strutturale.
Una logistica che si regge su questi livelli di prezzo non è efficiente: è fragile.
E quando diventa fragile, il rischio non è solo economico, ma anche operativo e sociale.
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