Il Governo aumenta le risorse per il credito d’imposta, portando lo stanziamento complessivo a 397,6 milioni di euro. Il problema? La piattaforma chiude il 15 settembre, mentre il nuovo finanziamento arriverà solo dopo.

Nuove risorse per sostenere le imprese di autotrasporto alle prese con il caro gasolio. Il Governo ha previsto altri 11,4 milioni di euro per il credito d’imposta destinato ai veicoli Euro V ed Euro VI, ma i tempi rischiano di creare una situazione complicata per le aziende che devono presentare la domanda.
Per l’autotrasporto arrivano altri 11,4 milioni di euro per cercare di compensare l’aumento del costo del gasolio.
La nuova somma è stata inserita dal Governo in un emendamento al DL 133/2026, attualmente all’esame della Commissione Finanze della Camera.
Con questo ulteriore stanziamento, le risorse complessivamente destinate al credito d’imposta contro il caro carburante arrivano a 397,6 milioni di euro.
Una cifra importante, soprattutto considerando quanto il prezzo del diesel stia pesando sui bilanci delle imprese di trasporto.
Ma c’è un problema: i tempi non sembrano giocare a favore delle aziende.
Quasi 400 milioni per il caro gasolio
Facciamo un passo indietro.
Il credito d’imposta è stato pensato per sostenere le imprese di autotrasporto e di trasporto passeggeri con autobus Euro V ed Euro VI, andando a compensare una parte dell’aumento dei costi sostenuti per il gasolio.
Nel corso dei mesi, lo stanziamento è stato incrementato più volte.
Con gli ultimi 11,4 milioni, il totale arriva quindi a quasi 400 milioni di euro.
Il messaggio è abbastanza chiaro: il problema del costo del carburante continua a pesare in maniera significativa sul settore e il Governo è dovuto intervenire nuovamente per aumentare le risorse disponibili.
Il vero problema sono le scadenze
Ed è qui che arriva la parte più delicata.
La piattaforma per presentare la richiesta del credito d’imposta è già attiva e le imprese possono presentare la domanda per il gasolio acquistato tra marzo e agosto 2026.
La scadenza attualmente prevista è fissata alle 23:59 del 15 settembre.
Il credito può arrivare a coprire fino al 70% della maggiore spesa sostenuta rispetto al prezzo medio del gasolio registrato nel mese di febbraio.
Fin qui tutto bene.
Il problema è che i nuovi 11,4 milioni di euro non sono ancora definitivamente disponibili.
Essendo contenuti in un emendamento al decreto, dovranno prima essere confermati con la conversione del DL 133, che dovrà avvenire entro il 25 settembre.
Quindi si rischia una situazione piuttosto particolare: le risorse aumentano, ma la piattaforma per presentare le domande chiude prima che il nuovo finanziamento diventi effettivo.
Cosa potrebbe succedere alle imprese?
A questo punto diventa fondamentale capire come verrà gestita la situazione.
Per consentire alle imprese di beneficiare anche delle nuove risorse, sarebbe necessario un intervento sulla piattaforma: potrebbe trattarsi di una proroga, di una riapertura oppure di un adeguamento delle modalità di presentazione delle domande.
Senza un intervento di questo tipo, il rischio è che alcune aziende si trovino davanti a una finestra temporale troppo stretta o, peggio ancora, che le risorse aggiuntive arrivino quando i termini per presentare le richieste sono già scaduti.
Per questo, nei prossimi giorni sarà importante seguire con attenzione le indicazioni dell’Amministrazione.
Un aiuto importante, ma non la soluzione definitiva
Gli 11,4 milioni rappresentano sicuramente una buona notizia per il settore.
Ma c’è anche un’altra considerazione da fare.
Il fatto che nel 2026 si sia arrivati a mettere sul tavolo 397,6 milioni di euro per il credito d’imposta sul gasolio dimostra quanto il costo del carburante sia diventato un problema tutt’altro che occasionale.
Per un’impresa di autotrasporto, il diesel rappresenta una delle voci di costo più pesanti. Quando il prezzo sale, l’effetto sui conti aziendali può essere immediato.
Il credito d’imposta può quindi dare una mano, ma resta uno strumento di sostegno, non una soluzione strutturale.
Il problema resta anche nei contratti di trasporto
C’è infatti un aspetto che va oltre il singolo contributo.
Quando aumenta il prezzo del carburante, non aumenta soltanto il costo sostenuto dall’impresa: cambia anche il costo reale del servizio di trasporto.
Ed è proprio qui che diventa importante riuscire a trasferire correttamente le variazioni del costo del gasolio nei rapporti con la committenza.
Se questo meccanismo non funziona, l’aumento del carburante finisce inevitabilmente per comprimere i margini dell’impresa.
Per questo, oltre agli interventi emergenziali, il settore avrebbe bisogno di strumenti più stabili, capaci di adeguare automaticamente il prezzo del trasporto alle variazioni dei costi, senza dover ricorrere ogni volta a nuovi stanziamenti.
Considerazioni finali
I nuovi 11,4 milioni di euro sono certamente una boccata d’ossigeno per l’autotrasporto, ma arrivano in un momento in cui le imprese devono fare particolare attenzione alle scadenze.
La priorità, adesso, è capire come verranno gestite le domande dopo la chiusura della piattaforma prevista per il 15 settembre.
Per le aziende il consiglio è semplice: non aspettare.
Chi rientra nei requisiti dovrebbe verificare subito la propria situazione e presentare la domanda entro i termini attualmente previsti, continuando nel frattempo a monitorare eventuali comunicazioni ufficiali sulla proroga o sulla riapertura della piattaforma.
Perché quasi 400 milioni di euro sono una cifra importante, ma servono a poco se le imprese non riescono concretamente ad accedere alle risorse.
E, soprattutto, resta aperta la questione di fondo: il caro gasolio non può essere affrontato ogni volta soltanto con misure emergenziali. Per il futuro servono meccanismi più stabili, che permettano alle imprese di adeguare i propri costi di trasporto quando cambia il prezzo del carburante.