La protesta contro il caro gasolio si estende dalla Campania al Lazio, con presidi sulla A2 e rallentamenti nei collegamenti logistici. A rischio le consegne di prodotti freschi, mentre le imprese chiedono aiuti economici e tariffe adeguate ai costi del carburante.

La mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro gasolio continua a mettere sotto pressione la rete logistica del Mezzogiorno. I presidi agli svincoli autostradali, i rallentamenti ai caselli e le difficoltà nelle operazioni di carico e scarico stanno rallentando la distribuzione delle merci, con ripercussioni sui supermercati e sulle attività produttive.
Tra le situazioni più delicate c’è quella della Campania, dove diversi punti vendita segnalano carenze di prodotti freschi e le aziende temono di non riuscire a consegnare in tempo le merci deperibili. La protesta, partita nei giorni scorsi da Calabria e Sicilia, ha coinvolto anche il Lazio.
Intanto, a Milano, cresce l’attesa per il confronto tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e le rappresentanze del settore. Al centro della discussione ci sono il costo del carburante, lo sblocco dei fondi destinati all’autotrasporto e la necessità di adeguare le tariffe ai maggiori costi operativi.
Autotrasporto in protesta: presidi e rallentamenti sulla A2
Nel Salernitano, la mobilitazione interessa diversi svincoli dell’autostrada A2 del Mediterraneo. Nel Vallo di Diano, i camionisti presidiano le uscite di Polla, Atena Lucana, Sala Consilina e Padula-Buonabitacolo, dove si registrano rallentamenti, pur con il transito delle automobili consentito.
Altri punti interessati dalla protesta sono Eboli, Contursi, Campagna e Sicignano degli Alburni. Nel pomeriggio è inoltre prevista un’iniziativa a Buccino, lungo il raccordo autostradale Sicignano-Potenza.
Disagi vengono segnalati anche a Pontecagnano Faiano, nei pressi dell’uscita della tangenziale, dove la presenza dei mezzi pesanti vicino alla rotatoria ha provocato rallentamenti.
Le forze dell’ordine e il personale Anas sono impegnati nella gestione della viabilità. La situazione, tuttavia, non è uniforme: alcuni presidi rallentano il traffico senza interromperlo completamente, mentre altri possono rendere più difficoltosi gli accessi alle principali arterie.
Le criticità si aggiungono ai disagi registrati nei giorni precedenti sulla rete autostradale campana, compresa la temporanea chiusura di un collegamento tra A1 e A30 per i veicoli provenienti da Napoli.
Per le imprese di trasporto, anche quando non si verifica un blocco totale, le attese e le deviazioni possono compromettere la programmazione delle consegne e aumentare i tempi di percorrenza.
Supermercati in difficoltà: mancano soprattutto i prodotti freschi
Le conseguenze più visibili della protesta riguardano la distribuzione alimentare. In diversi supermercati delle province di Napoli, Caserta e Salerno vengono segnalate difficoltà nel rifornimento di frutta, verdura, carne, latticini e altri alimenti freschi.
Una situazione particolarmente delicata interessa l’area industriale di Carinaro, nel Casertano, dove i presidi hanno ostacolato le operazioni di carico e scarico nei magazzini della grande distribuzione.
Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, alcuni punti vendita presentavano scaffali riempiti soltanto parzialmente e attendevano consegne di prodotti ortofrutticoli. In seguito sono arrivati rifornimenti parziali, senza risolvere tutte le criticità.
Le carenze cambiano da un territorio all’altro. In alcuni negozi scarseggiano soprattutto frutta e verdura, mentre in altri vengono segnalati problemi per latte, uova e latticini.
Anche in Sicilia si registrano situazioni differenti: diversi supermercati continuano a ricevere le forniture, mentre altri segnalano ritardi nella consegna di carne, salumi, formaggi e prodotti ortofrutticoli.
Difficoltà analoghe sono state riportate in alcune zone della Puglia e del Molise. Non si tratta necessariamente di un’emergenza uniforme in tutta la distribuzione nazionale, ma di problemi localizzati che potrebbero aggravarsi se le interruzioni logistiche dovessero proseguire.
La protesta si estende tra Calabria, Basilicata, Puglia e Lazio
La mobilitazione coinvolge ormai diverse aree del Mezzogiorno, con modalità differenti a seconda delle organizzazioni e dei territori interessati.
Nel Foggiano, invece, è proseguito il presidio nei pressi del casello di Poggio Imperiale, sull’A14.
In Sicilia, la mobilitazione ha coinvolto i collegamenti portuali e alcuni snodi stradali. Le diverse sigle, però, non condividono tutte le stesse modalità di protesta: il Comitato Trasportatori Siciliani ha preso le distanze dai blocchi stradali attribuiti ad altri gruppi, mentre alcune associazioni hanno annunciato iniziative autonome.
Rallentamenti sono stati segnalati anche nel Lazio, nelle zone di Formia e Anagni, mentre tra le iniziative prospettate figura una manifestazione a Roma.
Questa frammentazione rende più complesso individuare un’unica soluzione per porre fine alla mobilitazione. Le richieste economiche sono in parte comuni, ma le posizioni delle diverse organizzazioni non coincidono necessariamente sui tempi e sulle condizioni per sospendere i presidi.
Caro gasolio: le richieste economiche degli autotrasportatori
Alla base della protesta c’è il peso crescente del carburante sui bilanci delle imprese. Per chi trasporta merci su strada, il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo e ogni aumento può ridurre sensibilmente i margini, soprattutto quando le tariffe concordate con i committenti rimangono invariate.
Secondo le rilevazioni riportate nel contesto della mobilitazione, il prezzo medio del gasolio avrebbe raggiunto 2,257 euro al litro sulla rete stradale e 2,297 euro in autostrada, con valori indicati come quasi il 40% superiori a quelli di un anno prima.
Le cifre e il confronto annuale devono essere letti in relazione alla data e alla metodologia della rilevazione, ma evidenziano il problema denunciato dalle imprese: sostenere costi più elevati senza poter adeguare rapidamente i prezzi dei servizi.
Tra le principali richieste del settore figurano:
- Sblocco dei fondi già stanziati, per consentire alle imprese di accedere alle risorse previste.
- Riconoscimento dei crediti d’imposta, attraverso procedure che permettano di beneficiare concretamente degli aiuti.
- Adeguamento delle tariffe di trasporto, per tenere conto delle variazioni del costo del carburante.
- Meccanismi di aggiornamento più rapidi, che evitino di lasciare i trasportatori esposti agli aumenti per periodi prolungati.
Trasportounito ha inoltre chiesto una maggiorazione del 15% delle tariffe dell’autotrasporto, sostenendo che gli adeguamenti dei prezzi non vengano applicati in maniera uniforme.
La questione riguarda soprattutto le aziende più piccole, che spesso dispongono di margini finanziari limitati e hanno meno possibilità di assorbire aumenti improvvisi delle spese.
Merci agricole bloccate: cresce il rischio di perdite
Le ripercussioni non si fermano ai supermercati. Anche le aziende agricole e i produttori che devono consegnare rapidamente i propri raccolti rischiano di subire conseguenze economiche.
Confagricoltura Campania ha segnalato le difficoltà legate alle merci ferme nelle aziende, mentre Confcooperative ha chiesto di garantire almeno la movimentazione dei prodotti alimentari deperibili.
Il problema è particolarmente evidente per l’ortofrutta, che richiede tempi di trasporto e condizioni di conservazione adeguati. Quando il ritiro dei prodotti viene rinviato, le aziende possono trovarsi con magazzini pieni e minori possibilità di collocare la merce sul mercato.
Nel Ragusano, il Consorzio di Tutela del Pomodoro di Pachino IGP ha segnalato difficoltà legate al mancato ritiro dei prodotti. Nella Piana di Gioia Tauro, invece, i produttori di kiwi temono conseguenze sui tempi di raccolta e consegna.
Secondo stime attribuite a Confcommercio Sicilia, nei primi cinque giorni della protesta le perdite economiche nell’Isola sarebbero state comprese tra 40 e 50 milioni di euro per la grande distribuzione e la filiera dei prodotti freschi.
Si tratta di una stima riferita al contesto siciliano, non di un bilancio complessivo nazionale. L’entità effettiva dei danni dipenderà dalla durata della mobilitazione, dalla possibilità di recuperare le consegne e dalla quantità di prodotti che non potranno più essere commercializzati.
Incontro con Salvini: sul tavolo fondi e tariffe
L’attenzione si concentra ora sul confronto tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e le rappresentanze dell’autotrasporto.
Gli incontri previsti a Milano dovrebbero coinvolgere, in momenti distinti, le associazioni nazionali riconosciute nell’Albo degli autotrasportatori e le sigle locali o autonome che partecipano alla mobilitazione.
Il Governo ha espresso la volontà di accelerare lo sblocco delle risorse destinate al comparto e di affrontare le richieste economiche delle imprese. Resta da capire se gli impegni annunciati saranno sufficienti a convincere i manifestanti a sospendere i presidi.
Le differenze tra le organizzazioni potrebbero rendere necessario un confronto articolato, soprattutto per definire tempi, modalità di erogazione degli aiuti e strumenti per affrontare le variazioni del costo del carburante.
Nel frattempo, commercianti e produttori agricoli chiedono che venga ripristinata al più presto la regolarità delle consegne, con particolare attenzione agli alimenti freschi e alle merci che non possono rimanere a lungo nei magazzini.
Considerazioni finali
La protesta degli autotrasportatori mette in evidenza quanto la distribuzione delle merci dipenda dalla continuità del trasporto su strada. I rallentamenti nel Mezzogiorno stanno creando difficoltà non soltanto ai vettori, ma anche alla grande distribuzione, alle aziende agricole e alle attività produttive.
Il nodo centrale resta la sostenibilità economica del settore: gli aumenti del carburante possono diventare difficili da assorbire quando le tariffe non vengono aggiornate con la stessa rapidità dei costi.
Per arrivare a una soluzione serviranno risposte concrete sulle risorse disponibili e sulle modalità di adeguamento dei prezzi, insieme a condizioni che permettano di ripristinare la circolazione delle merci.
L’esito degli incontri con il Governo sarà importante per comprendere le prossime mosse delle diverse organizzazioni. Fino ad allora, la priorità per la filiera resta limitare i danni economici e garantire la continuità delle forniture, soprattutto per i prodotti deperibili.