Dal 14 di luglio entrerà in vigore l’articolo 34 bis della Convenzione di Vienna sottoscritta dagli Stati dell’Unione Europea e che fa uscire ufficialmente dallo stato sperimentale gli Adas (Advanced Driver Assistance Systems).

I singoli Stati, da parte loro, dovranno dotarsi i un quadro normativo ad hoc per regolamentare la circolazione di veicoli in grado di spostarsi in piena autonomia, ma la strada non sarà certamente breve, se infatti guardiamo all’Italia, il decreto legge n. 68 del 16 giugno sulle infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile, non menziona alcun aggiornamento del Codice della Strada.

L’adozione degli Adas di livello 3 e superiore infatti richiederà una riorganizzazione radicale del sistema stradale, per poter permettere la funzione di tali veicoli con la circolazione dei veicoli «normali.

Per chi si stesse chiedendo: “Cosa sono gli ADAS?”
Allo stato attuale ci sono 6 livelli, da 0 a 5, che indicano il grado di autonomia del veicolo in questione.
Si parte da aiuti «ininfluenti» come la frenata d’emergenza; sistemi di cruise control adattivo al livello 1; il mantenimento di corsia. Al livello 2, si parla già di «guida semi autonoma» in quanto si tratta di sistemi che permettono al guidatore di togliere le mani dal volante. Al livello 3, la vettura è in grado di intervenire autonomamente su sterzo, freni e acceleratore anche in situazioni di guida normale.
Mercedes, prima tra tutte, ha ricevuto pochi mesi fa l’autorizzazione, dall’autorità tedesca dei trasporti, alla circolazione su alcuni tratti autostradali per la Classe S e la EQS dotate del DrivePilot.
Gli ultimi due livelli prevedono autonomia di guida praticamente totale, ma sono ancora in fase di sperimentazione.

Nonostante le Case Automobilistiche siano pronte alla commercializzazione di vetture dotate di sistemi avanzati, fino a quando le normative nazionali non ne avranno recepito consapevolmente l’importanza, sarà difficile vederle circolare.

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