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In estate la cabina di un camion può diventare un forno in pochi minuti, ma il Codice della Strada vieta di lasciare il motore acceso per mantenere il climatizzatore. E per le imprese la soluzione non è così semplice.

Le temperature estreme riaccendono un problema che nel settore dell’autotrasporto si discute da anni: come garantire condizioni adeguate agli autisti durante le soste senza violare il divieto di tenere il motore acceso per utilizzare il climatizzatore? Tra Codice della Strada, sicurezza sul lavoro e costi per le imprese, il quadro non è semplice.


D’estate basta poco perché la cabina di un camion parcheggiato al sole si trasformi in un vero e proprio forno.

Durante le ondate di calore, le temperature all’interno possono superare rapidamente i 50 gradi, arrivando anche a circa 60 °C quando la sosta si prolunga.

Per chi guida un veicolo industriale non è quindi soltanto una questione di comfort.

Il caldo eccessivo può influire sulla concentrazione, sulla stanchezza e sui tempi di reazione. E quando si passa molte ore alla guida, prima e dopo una pausa, non è certo un dettaglio trascurabile.

Il problema è che, proprio quando il climatizzatore servirebbe di più, entra in gioco una norma che vieta di lasciare il motore acceso durante la sosta per mantenerlo in funzione.

Ed è qui che nasce il paradosso.

Da una parte il divieto, dall’altra la sicurezza dell’autista

L’articolo 157, comma 7-bis del Codice della Strada vieta di mantenere il motore acceso durante la sosta quando lo scopo è quello di utilizzare l’impianto di climatizzazione del veicolo.

La violazione comporta una multa compresa tra 223 e 444 euro.

E la norma non distingue tra un’automobile e un camion.

Non ci sono, inoltre, deroghe specifiche legate alle temperature particolarmente elevate. Quindi, almeno in linea generale, il divieto continua a valere anche durante le giornate più calde dell’anno e durante le soste legate alle pause o ai periodi di riposo previsti dalla normativa sui tempi di guida.

Il problema è evidente: l’autista deve fermarsi e riposare, ma durante una giornata estremamente calda non può semplicemente tenere acceso il motore per far funzionare l’aria condizionata.

Una questione che il settore conosce già da tempo.

Già nell’estate del 2022 alcune associazioni di categoria avevano chiesto una deroga specifica per le giornate caratterizzate dalle temperature più elevate. Una richiesta che, però, non ha portato a una modifica della normativa.

Ma il datore di lavoro deve comunque tutelare il conducente

Ed è qui che la questione diventa ancora più complicata.

Perché se da una parte c’è il Codice della Strada, dall’altra c’è tutta la normativa sulla sicurezza sul lavoro.

L’articolo 2087 del Codice Civile stabilisce che il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

Il principio viene poi sviluppato dal D.Lgs. 81/2008, che impone all’azienda di valutare i rischi presenti nell’attività lavorativa.

Tra questi rientra anche il cosiddetto rischio microclimatico, cioè quello legato alle condizioni di temperatura, umidità e ambiente in cui il lavoratore svolge la propria attività.

E la cabina del camion, quando l’autista ci lavora e in molti casi ci riposa, non può essere semplicemente ignorata.

L’azienda deve quindi valutare il rischio e adottare misure adeguate.

Il punto è che la normativa non stabilisce una soluzione unica: non esiste un obbligo generale che imponga a tutte le imprese di installare sui propri mezzi un climatizzatore indipendente dal motore principale.

Ed è proprio questo il nodo della questione.

Installare un climatizzatore da parcheggio? Sì, ma quanto costa?

Una delle soluzioni più efficaci è rappresentata dai sistemi di climatizzazione indipendenti, conosciuti anche come climatizzatori da parcheggio.

Il principio è semplice: il dispositivo continua a raffrescare la cabina anche con il motore spento, utilizzando un sistema autonomo alimentato, a seconda della tecnologia, tramite batteria o altre soluzioni dedicate.

In questo modo l’autista può riposare senza dover lasciare acceso il motore.

Il problema è che installare questi sistemi su larga scala non è così semplice.

Secondo i dati Acea, nel 2024 sulle strade dell’Unione Europea circolavano circa 6,2 milioni di veicoli commerciali medi e pesanti, con un’età media di circa 14 anni.

In Italia il parco arriva a circa 988 mila mezzi.

Pensare di equipaggiare rapidamente un parco circolante di queste dimensioni significa affrontare investimenti importanti, soprattutto considerando che una parte consistente dei veicoli è ormai datata e non sempre predisposta per questo tipo di installazione.

Per un’azienda con una flotta numerosa, quindi, la soluzione tecnica esiste, ma il problema diventa anche economico.

La Germania ha scelto una strada diversa

Un esempio interessante arriva dalla Germania.

Dal 2021, il regolamento tecnico dell’ente previdenziale di settore BG Verkehr prevede per i veicoli industriali dotati di cuccetta l’utilizzo di un sistema di climatizzazione indipendente, la cosiddetta Standklimaanlage, salvo che il datore di lavoro dimostri che nell’area in cui opera non vengono raggiunte temperature critiche.

Una scelta che affronta il problema in maniera più strutturale.

Negli altri principali mercati europei, invece, il quadro è più variegato.

In Francia il divieto di mantenere acceso il motore durante la sosta è previsto dalla normativa nazionale e la sanzione può arrivare a 135 euro, con alcune deroghe, tra cui quella per i veicoli frigoriferi.

In Spagna l’utilizzo del motore durante la sosta esclusivamente per mantenere il climatizzatore in funzione può comportare una sanzione fino a 100 euro. Sono previste eccezioni per alcune categorie di veicoli, come mezzi di soccorso, trasporto pubblico e veicoli frigoriferi.

In Polonia, invece, il divieto riguarda le aree urbanizzate e le sanzioni possono arrivare a 300 zloty.

I Paesi Bassi rappresentano un caso ancora diverso: non esiste un divieto nazionale specifico e possono essere i singoli Comuni a introdurre limitazioni, ad esempio per motivi legati al rumore.

Le deroghe riguardano soprattutto i frigoriferi

C’è poi una distinzione importante.

Le eccezioni riconosciute in diversi Paesi riguardano soprattutto i veicoli frigoriferi, dove mantenere attivo il sistema di refrigerazione è fondamentale per non interrompere la catena del freddo.

Situazioni simili riguardano anche alcuni mezzi di soccorso e di trasporto pubblico in servizio.

Per il normale trasporto merci, invece, la strada più praticabile sembra essere quella dei sistemi di climatizzazione autonomi.

Diversi costruttori li propongono già e la loro diffusione sta crescendo, ma l’adozione procede inevitabilmente anche in funzione del rinnovo delle flotte.

Il problema non è soltanto il caldo

Alla fine, la questione è più ampia di quanto possa sembrare.

Non si tratta semplicemente di decidere se sia piacevole o meno avere l’aria condizionata durante una sosta.

Quando le temperature diventano estreme, entra in gioco la sicurezza dell’autista e, di conseguenza, anche quella degli altri utenti della strada.

Un conducente che ha trascorso ore in una cabina con temperature proibitive potrebbe trovarsi a riprendere la marcia in condizioni di stanchezza e disagio. E questo rende il problema tutt’altro che secondario.

Dall’altra parte, però, non si può ignorare la necessità di rispettare le norme ambientali e quelle del Codice della Strada, né si può pensare che ogni impresa possa sostituire immediatamente tutti i propri mezzi o installare sistemi autonomi su un’intera flotta.


Considerazioni finali

Il caldo estremo sta rendendo sempre più evidente una contraddizione che nel mondo dell’autotrasporto esiste da anni.

Da una parte si chiede di spegnere il motore durante le soste. Dall’altra bisogna garantire al conducente condizioni di lavoro e di riposo adeguate.

Le soluzioni tecniche esistono e i climatizzatori da parcheggio possono rappresentare una risposta concreta, ma per molte aziende il costo di un’installazione su larga scala resta un ostacolo, soprattutto quando si parla di flotte numerose e con un’età media elevata.

Forse il vero punto da affrontare è proprio questo: servono regole che tengano conto delle condizioni reali in cui lavorano gli autisti.

Perché una cosa è vietare il motore acceso per evitare sprechi e inutili emissioni. Un’altra è farlo in una giornata con temperature estreme, quando nella cabina si raggiungono condizioni che possono compromettere il benessere e la sicurezza di chi deve poi rimettersi alla guida.

E con estati sempre più caratterizzate da ondate di calore, quello che oggi sembra un problema stagionale potrebbe diventare una questione sempre più importante per tutto il settore.


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