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Credito d’imposta, Sea Modal Shift e nuovi fondi: il tavolo del 20 ottobre può sbloccare misure attese da mesi, ma restano da definire tempi e risorse.

Il 20 ottobre, nella Prefettura di Milano, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà le associazioni nazionali dell’autotrasporto per discutere gli interventi urgenti a sostegno del settore. Al confronto potrebbero partecipare anche delegazioni di Sicilia, Calabria e Puglia, territori interessati dalle recenti proteste contro il caro carburante.

Il Governo ha annunciato l’intenzione di accelerare l’utilizzo delle risorse già stanziate, trovare nuovi fondi per coprire gli ultimi mesi del 2026, rafforzare il Marebonus-Sea Modal Shift e valutare una proroga del credito d’imposta al 2027. Parallelamente, si punta a velocizzare l’impiego dei 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco veicolare.

Le richieste delle imprese sono numerose, ma occorre distinguere gli interventi che possono essere sbloccati a breve da quelli che necessitano di nuove coperture e provvedimenti normativi.

Credito d’imposta: ora servono date certe

Per gli acquisti di gasolio effettuati tra marzo e agosto 2026, le domande sono state presentate e gli importi riconosciuti sono già consultabili sulla piattaforma. Completate le verifiche e la registrazione nel Registro nazionale degli aiuti di Stato, il credito dovrebbe arrivare nel cassetto fiscale ed essere utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre.

La misura riguarda i veicoli Euro V ed Euro VI e copre fino al 70% della maggiore spesa rispetto al prezzo di febbraio, nei limiti delle risorse disponibili.

A questo punto, la priorità è ottenere una data certa per l’accredito e il codice tributo. FIAP segue il dossier da mesi e ha sollecitato più volte il Governo affinché il beneficio si trasformi rapidamente in liquidità utilizzabile dalle aziende. Le interlocuzioni recenti indicano che la procedura potrebbe essere vicina alla conclusione.

Diversa la questione dei 400 milioni aggiuntivi richiesti per coprire il caro carburante fino a fine anno. Una cifra simile richiede nuove risorse da parte del MEF e un provvedimento normativo. Il risultato più realistico potrebbe essere un impegno finanziario per novembre e dicembre, con importi e tempi definiti.

Sea Modal Shift: pagamenti attesi e fondi insufficienti

Per il Sea Modal Shift, soprattutto per le imprese che operano con Sicilia e Sardegna, resta aperta la questione dei contributi ancora da liquidare.

Sulla prima annualità, RAM ha confermato che l’intero contributo spettante alle imprese è garantito. Una parte segue il normale iter di pagamento, mentre quella legata alle risorse del 2023 richiede la reiscrizione dei residui e il ripristino della relativa cassa da parte del MEF.

Le interlocuzioni seguite da FIAP indicano novembre come possibile obiettivo per i saldi. Al tavolo sarebbe quindi importante ottenere un calendario scritto con importi residui e date di pagamento.

La seconda annualità riguarda gli imbarchi effettuati tra il 6 dicembre 2024 e il 5 dicembre 2025. La rendicontazione si è chiusa il 12 giugno, ma l’istruttoria deve ancora definire il coefficiente definitivo e il contributo spettante a ogni impresa. Accelerare la procedura è legittimo, mentre un pagamento integrale immediato appare meno realistico.

Rimane inoltre un problema strutturale: i fondi disponibili non sono sufficienti rispetto al fabbisogno. Per la prima annualità erano stati stanziati 52,9 milioni di euro a fronte di un fabbisogno teorico di circa 240 milioni. Il contributo massimo di 30 centesimi per veicolo-chilometro è così sceso a poco più di 6 centesimi.

FIAP propone da tempo di destinare stabilmente una parte dei proventi ETS al Sea Modal Shift e al Ferrobonus, con particolare attenzione alle rotte insulari. Oltre a pagare quanto già dovuto, è necessario garantire risorse adeguate anche per le prossime annualità.

Le imprese con mezzi più vecchi rischiano di restare escluse

Il credito d’imposta sul gasolio è riservato ai veicoli Euro V ed Euro VI. Le aziende che utilizzano mezzi Euro IV o precedenti rischiano quindi di restare escluse da questo sostegno, pur affrontando gli stessi aumenti del carburante.

Spesso si tratta di imprese più piccole, con minore capacità finanziaria e difficoltà a rinnovare rapidamente la flotta. Alcune non beneficiano nemmeno del recupero delle accise e lavorano con contratti poco tutelanti.

Al momento non risulta annunciato un ristoro immediato specifico per queste aziende. I 590 milioni destinati al rinnovo del parco veicolare possono aiutare nel medio periodo, ma non risolvono le difficoltà di liquidità attuali.

La domanda da porre al Governo è concreta: come sostenere le imprese escluse dalle compensazioni perché utilizzano camion più vecchi? Una possibile soluzione potrebbe essere un aiuto temporaneo collegato a un programma di rinnovo, ma la misura deve ancora essere definita.

Contratti e caro carburante: servono tutele applicabili

Un’altra criticità riguarda le imprese che lavorano con accordi non scritti o dipendono da pochi committenti.

Le regole prevedono che, nei contratti non stipulati per iscritto, i corrispettivi siano collegati ai valori indicativi dei costi di esercizio pubblicati dal MIT. Nei contratti scritti possono invece essere previste clausole di adeguamento al prezzo del carburante.

Il problema è che avere un diritto non significa sempre riuscire a farlo valere. Una piccola azienda può temere che chiedere un aumento porti il cliente ad affidare il trasporto a un altro vettore.

Per questo servono clausole carburante automatiche e semplici, maggiore trasparenza nella subvezione e un riconoscimento più equo dei costi da parte della committenza. Sono temi già sollevati da FIAP e altre associazioni e che dovrebbero trovare spazio nel confronto della nuova Consulta.

Cosa può uscire dal tavolo del 20 ottobre?

Tra i risultati realistici dell’incontro ci sono:

È invece difficile aspettarsi che centinaia di milioni diventino immediatamente disponibili o che tutte le annualità ancora in istruttoria vengano pagate in un solo momento. Un accordo politico deve essere seguito da coperture, decreti e adempimenti amministrativi prima di tradursi in denaro effettivamente utilizzabile.

Il nodo della protesta siciliana

La delegazione siciliana si presenta con una posizione rigida: nessun punto della piattaforma dovrebbe essere abbandonato e, senza un’accettazione complessiva, la protesta potrebbe continuare.

Il Governo potrebbe però accogliere diverse richieste economiche senza accettarle tutte, ad esempio sul finanziamento di una misura specifica o sulla presenza permanente nella nuova Consulta.

Occorre distinguere il sostegno economico alle imprese dal riconoscimento istituzionale delle organizzazioni coinvolte. Per le aziende, intanto, ogni giornata di fermo comporta fatturato perso, stipendi e rate da pagare, consegne a rischio e la possibilità che i clienti si rivolgano ad altri fornitori.

Una piattaforma deve essere forte, ma anche negoziabile: la logica del «tutto o niente» rischia di compromettere risultati concreti pur di non rinunciare a un singolo punto.

I risultati da misurare

Al termine dell’incontro, le imprese dovrebbero avere risposte precise su sette questioni: data di utilizzo del credito d’imposta, tempi dei saldi Sea Modal Shift, risorse per gli ultimi mesi dell’anno, finanziamenti per l’intermodalità, sostegni per i mezzi Euro IV e precedenti, tutela dagli aumenti del carburante nei rapporti con i committenti e un tavolo permanente per Sicilia e Sardegna.

FIAP arriva all’appuntamento dopo mesi di lavoro sul credito d’imposta, sui contributi Sea Modal Shift e sulla proposta di utilizzare parte dei proventi ETS per sostenere l’intermodalità. Le interlocuzioni con MIT e RAM indicano che i dossier più urgenti sono già in una fase avanzata.

Considerazioni finali

Il tavolo del 20 ottobre può rappresentare un passaggio importante, ma il settore ha bisogno di risorse accessibili, scadenze certe e strumenti efficaci, non soltanto di nuove promesse.

Il risultato andrà valutato sulla base degli impegni concreti: quando arriveranno i fondi, quali importi saranno disponibili e quali imprese potranno beneficiarne. Per chi da mesi affronta costi elevati e margini ridotti, sono queste le risposte che possono fare davvero la differenza.

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