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Dopo anni di sperimentazioni e ostacoli normativi, il nuovo Codice della Strada punta a semplificare l’omologazione dei mezzi più lunghi. Per le aziende si aprono nuove prospettive in termini di capacità di carico, costi e sostenibilità.

Gli autoarticolati da 18 metri potrebbero diventare una soluzione sempre più concreta per il trasporto merci in Italia. Il nuovo Codice della Strada, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre 2026, punta infatti a superare alcuni ostacoli normativi che, fino a oggi, hanno limitato la piena applicazione delle regole sui veicoli più lunghi.

La possibilità di circolare con complessi veicolari di dimensioni maggiori era già stata introdotta dalla normativa. A mancare, però, erano gli adeguamenti necessari per consentire ai costruttori di produrre e omologare questi mezzi attraverso le procedure ordinarie.

Una modifica che interessa da vicino sia i produttori di semirimorchi sia le imprese di autotrasporto, che potrebbero beneficiare di una maggiore capacità di carico e di una gestione più efficiente delle spedizioni.

Autoarticolati da 18 metri: gli ostacoli normativi da superare

Per capire la portata della novità bisogna tornare al 2021, quando il Decreto Infrastrutture modificò l’articolo 61 del Codice della Strada, portando la lunghezza massima degli autoarticolati da 16,50 a 18,75 metri, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.

Il cambiamento aveva aperto la strada alla circolazione dei mezzi più lunghi sul territorio nazionale, ma non aveva risolto tutti i problemi legati alla loro omologazione.

Il principale ostacolo era contenuto nell’articolo 216 del Regolamento di esecuzione del Codice della Strada, che manteneva vincoli dimensionali pensati per i semirimorchi tradizionali.

In particolare, la disposizione stabilisce due distanze da rispettare:

Il mancato rispetto di questi parametri può impedire l’omologazione ordinaria del veicolo, facendo ricadere il semirimorchio nella categoria dei mezzi eccezionali per il superamento dei limiti di sagoma.

L’intervento previsto dal nuovo Codice della Strada punta proprio a eliminare queste difficoltà residue, creando le condizioni per produrre e omologare gli autoarticolati da 18 metri senza dover ricorrere alle procedure riservate ai veicoli eccezionali.

La novità, tuttavia, non è ancora definitiva: per conoscere le regole effettivamente applicabili sarà necessario attendere il completamento dell’iter legislativo e regolamentare.

Progetto 18: una sperimentazione iniziata nel 2008

Dietro l’evoluzione normativa c’è un percorso di sperimentazione avviato nel 2008 con il Progetto 18, nato per verificare sul campo la possibilità di utilizzare complessi veicolari più lunghi rispetto a quelli tradizionali.

Il progetto ha coinvolto 330 veicoli, composti da un trattore stradale e un semirimorchio, per una lunghezza complessiva di 18 metri. Si tratta di circa un metro e mezzo in più rispetto agli autoarticolati convenzionali da 16,50 metri.

Durante le prove, i mezzi sono stati impiegati in condizioni operative reali. L’attenzione si è concentrata su aspetti fondamentali per la sicurezza e l’efficienza del trasporto, tra cui stabilità, guidabilità, manovrabilità e comportamento su strada.

I risultati della sperimentazione hanno evidenziato prestazioni sostanzialmente comparabili a quelle dei complessi più corti nelle condizioni esaminate.

La maggiore lunghezza, quindi, non ha mostrato peggioramenti significativi negli aspetti monitorati, mentre ha permesso di disporre di più spazio per il trasporto delle merci.

Queste evidenze hanno contribuito a rafforzare l’interesse verso una soluzione che potrebbe migliorare l’organizzazione dei trasporti, soprattutto nei collegamenti caratterizzati da volumi elevati e spedizioni regolari.

Più merci a bordo e meno viaggi: quali vantaggi per le aziende?

Il principale beneficio degli autoarticolati da 18 metri riguarda la capacità di trasporto, ma è importante chiarire un aspetto: la maggiore lunghezza non comporta automaticamente un aumento del peso massimo consentito.

Il vantaggio si manifesta soprattutto quando si trasportano merci voluminose e relativamente leggere. In queste situazioni, infatti, il semirimorchio può esaurire lo spazio disponibile prima di raggiungere il limite di peso.

Avere più volume a disposizione significa poter caricare una quantità maggiore di prodotti in un singolo viaggio. Secondo i risultati riportati per la sperimentazione, l’impiego di questi mezzi può consentire di evitare almeno un viaggio ogni dieci, a parità di quantità di merci trasportate.

Per le imprese di autotrasporto questo si traduce nella possibilità di organizzare le consegne con un numero inferiore di percorrenze, riducendo potenzialmente i consumi di carburante e i costi operativi.

Meno viaggi possono inoltre contribuire a contenere il traffico e le emissioni di CO₂ associate alle attività di trasporto. L’entità del beneficio dipende comunque dal tipo di merce, dal percorso, dal livello di riempimento dei mezzi e dall’organizzazione logistica.

I risultati potrebbero essere particolarmente interessanti per le aziende che effettuano collegamenti regolari, con carichi programmati e volumi elevati. In questi casi, la possibilità di pianificare le spedizioni rende più semplice sfruttare la capacità aggiuntiva del semirimorchio.

Nuovo Codice della Strada: quando entreranno in vigore le novità?

L’approvazione preliminare da parte del Consiglio dei ministri rappresenta un passaggio importante, ma non equivale ancora all’entrata in vigore definitiva delle nuove disposizioni.

Il testo dovrà completare l’iter previsto e occorrerà verificare quali modifiche saranno effettivamente approvate e quali adeguamenti regolamentari saranno necessari per renderle operative.

Per le imprese, questo passaggio è fondamentale anche sul piano degli investimenti. Prima di acquistare nuovi semirimorchi, i trasportatori devono poter contare su regole chiare riguardo a omologazione, immatricolazione e utilizzo dei veicoli.

La piena applicazione della normativa potrebbe offrire ai costruttori un quadro più definito per sviluppare nuovi mezzi e alle aziende la possibilità di valutare soluzioni alternative per ottimizzare il trasporto delle merci.

Dopo anni di sperimentazioni e un percorso normativo iniziato nel 2021, gli autoarticolati da 18 metri si avvicinano quindi a una possibile diffusione più ampia nel trasporto nazionale. Per trasformare questa prospettiva in una concreta opportunità di mercato, sarà però necessario attendere le disposizioni definitive.

Considerazioni finali

L’evoluzione normativa sugli autoarticolati da 18 metri potrebbe rappresentare un’opportunità per tutto il settore dell’autotrasporto. Una maggiore capacità di carico, soprattutto per le merci voluminose, può contribuire a ridurre il numero dei viaggi e a migliorare l’efficienza delle operazioni logistiche.

I benefici, tuttavia, non saranno uguali per tutte le aziende: molto dipenderà dalle tipologie di merci trasportate, dalle tratte percorse e dalla possibilità di sfruttare realmente lo spazio aggiuntivo.

Il punto decisivo resta l’entrata in vigore delle nuove regole. Solo dopo il completamento dell’iter normativo le imprese potranno valutare con maggiore certezza se e come integrare questi veicoli nelle proprie flotte.

Per gli operatori del settore, seguire l’evoluzione della normativa sarà quindi essenziale per capire quando gli autoarticolati più lunghi potranno diventare una soluzione concretamente utilizzabile e conveniente.

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