Il nuovo rapporto IRU conferma una crisi strutturale: oltre 500.000 posti vacanti in Europa, pensionamenti in aumento e sempre meno giovani disposti a salire a bordo.

La carenza di camionisti non è più un’emergenza passeggera. Secondo l’IRU, il trasporto merci europeo rischia di affrontare nei prossimi anni una delle sfide più difficili: trovare nuovi conducenti. Il problema riguarda imprese grandi e piccole e rischia di rallentare l’intera filiera logistica.
In Europa mancano oltre 500.000 camionisti e il problema continua ad aggravarsi. A lanciare l’allarme è l’ultimo rapporto pubblicato dall’IRU, secondo cui nel continente restano vacanti circa 502.000 posti di lavoro nel trasporto merci su strada. A livello mondiale, nei 18 mercati analizzati, la carenza supera invece i 2,9 milioni di conducenti, pari a circa l’11% della forza lavoro del settore.
Non si tratta più di una difficoltà momentanea. La mancanza di autisti è ormai un problema strutturale che limita la capacità delle aziende di accettare nuovi incarichi e mette sotto pressione l’intera catena logistica. Secondo il rapporto, il 65% degli operatori europei considera la carenza di conducenti il principale problema del settore, ben prima del costo del carburante o di altri fattori economici. Circa due imprese su tre dichiarano inoltre di aver rinunciato a nuovi contratti proprio per l’impossibilità di reperire personale qualificato.
Alla base di questa situazione c’è soprattutto il progressivo invecchiamento della categoria. Nei prossimi cinque anni circa un autista europeo su cinque raggiungerà l’età pensionabile e, secondo le stime dell’IRU, entro il 2030 potrebbero uscire dal settore oltre 660.000 conducenti. Il ricambio generazionale, però, procede troppo lentamente.
Entrare nella professione richiede investimenti importanti tra patenti, formazione e qualificazioni professionali. A questo si aggiungono condizioni di lavoro che molti giovani giudicano poco attrattive: lunghi periodi lontano da casa, orari difficili da programmare e una qualità della vita spesso sacrificata, soprattutto nel trasporto internazionale.
Il rapporto evidenzia anche un altro aspetto: aumentare gli stipendi, da solo, non basta più. Sempre più conducenti valutano anche la qualità del lavoro, la disponibilità di parcheggi sicuri, mezzi moderni, cabine confortevoli, una migliore organizzazione dei turni e la possibilità di conciliare il lavoro con la vita privata. Oggi la retribuzione resta importante, ma non è più l’unico elemento decisivo nella scelta di un’azienda.
Le realtà più piccole sono quelle che soffrono maggiormente questa situazione. Le imprese con meno di 50 dipendenti registrano tassi di carenza superiori rispetto ai grandi operatori e dispongono di risorse più limitate per assumere, formare e fidelizzare nuovi autisti. Considerando che in Europa la quasi totalità delle imprese di autotrasporto è composta da piccole aziende, il problema rischia di avere effetti ancora più pesanti nei prossimi anni.
Anche la presenza femminile resta molto bassa. In Europa le donne rappresentano appena il 4% dei camionisti, nonostante il rapporto evidenzi come, quando scelgono questa professione, inizino mediamente prima degli uomini. Ampliare la partecipazione femminile e facilitare l’ingresso dei giovani viene indicato come uno degli strumenti più concreti per contrastare la crescente carenza di conducenti.
Noi di Geco Truck riteniamo che il problema non possa essere affrontato soltanto con aumenti salariali o interventi emergenziali. Servono percorsi di formazione più accessibili, condizioni di lavoro più sostenibili e una maggiore valorizzazione della professione dell’autista. Senza un ricambio generazionale concreto, il rischio è che la mancanza di conducenti continui a limitare la crescita dell’autotrasporto e dell’intera logistica europea.