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Il nuovo quadro dei crediti d’imposta per gli investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES) e nelle Zone Logistiche Semplificate (ZLS) ridisegna in modo significativo le convenienze per le imprese, con un impatto diretto e rilevante sul settore del trasporto, della logistica e dell’intermodalità. I provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate pubblicati il 12 dicembre 2025 chiariscono infatti le percentuali effettivamente fruibili del beneficio, facendo emergere uno scenario a due velocità.

ZES: forte domanda, incentivo ridotto

Nelle ZES del Mezzogiorno, l’elevatissimo numero di richieste presentate ha reso necessario l’utilizzo di un meccanismo di riparto delle risorse disponibili. Il risultato è una riduzione del credito d’imposta al 60,3811% di quanto originariamente richiesto dalle imprese.

Questo taglio incide in maniera concreta su molti investimenti tipici del mondo dei trasporti, come:

In termini pratici, laddove l’intensità teorica del contributo era pari al 60% per le piccole imprese, 50% per le medie e 40% per le grandi, il beneficio reale si è ridotto rispettivamente a 36,2%, 30,1% e 24,15%. Valori che, per molte aziende del comparto logistico e dell’autotrasporto, risultano inferiori persino al credito d’imposta previgente.

Se da un lato l’alta adesione dimostra l’attrattività dello strumento, dall’altro evidenzia una dotazione finanziaria insufficiente rispetto al fabbisogno reale delle imprese operative nei nodi strategici del trasporto.

Possibili correttivi futuri

La normativa prevede tuttavia una struttura finanziaria flessibile per la ZES unica. In caso di carenza di risorse, la legge di bilancio 2025 consente di:

Entro il 15 gennaio 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e le Regioni della ZES unica comunicheranno la possibilità di sostenere gli stessi investimenti – inclusi quelli in ambito logistico e infrastrutturale – attraverso i programmi di coesione europea 2021–2027, indicando le risorse effettivamente disponibili.

ZLS: pieno sostegno a logistica e trasporto

Scenario diametralmente opposto per le Zone Logistiche Semplificate (ZLS), pensate per rafforzare i sistemi portuali, retroportuali, interportuali e i collegamenti multimodali. Qui la minore pressione sulle risorse ha permesso il riconoscimento integrale del credito d’imposta, pari al 100% dell’importo richiesto, senza alcuna riduzione.

Questo significa certezza e stabilità per le imprese di:

Le percentuali di incentivo restano quindi confermate ai livelli massimi previsti:

inclusi gli investimenti effettuati nelle aree ammesse di Umbria e Marche. Un elemento che rende le ZLS uno degli strumenti oggi più efficaci per sostenere lo sviluppo della logistica nazionale.

Settori a confronto

Il quadro è meno favorevole per la produzione agricola primaria e il settore forestale, dove le percentuali riconosciute si attestano intorno al 15,25% per le PMI e al 18,48% per le grandi imprese, a causa dell’eccesso di domande rispetto alle risorse disponibili.

Di segno opposto la situazione per pesca e acquacoltura, comparti nei quali il credito d’imposta viene riconosciuto per intero (100%), senza necessità di riparto.

Conclusione

Il messaggio per le imprese del trasporto e della logistica è chiaro: mentre nelle ZES l’incentivo risulta oggi fortemente ridimensionato, le ZLS si confermano come lo strumento più solido e conveniente per programmare investimenti in infrastrutture, mezzi e sistemi logistici avanzati. Una differenza destinata a pesare sulle scelte strategiche delle aziende e sull’evoluzione dei principali corridoi logistici del Paese.

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