Le tensioni geopolitiche, l’instabilità dei mercati e il ripensamento delle catene del valore hanno reso la logistica un elemento centrale per la competitività, non più un servizio accessorio.
Per posizione geografica e vocazione manifatturiera, l’Italia dispone da sempre di condizioni favorevoli per proporsi come hub logistico dell’Europa e del Mediterraneo. Tuttavia, il Paese continua a soffrire ritardi strutturali e frammentazioni che ne limitano il ruolo negli scenari globali.

Un sistema ancora disomogeneo
I numeri sono eloquenti: meno del 35% delle merci provenienti dall’Est Europa passa dai porti italiani, e oltre l’80% del traffico ferroviario intraeuropeo aggira la penisola. Sul fronte intermodale, il gap è evidente: solo il 12% dei container sbarcati nei nostri scali prosegue su ferrovia, a fronte di un target europeo del 30%.
A pesare è anche la frammentazione del settore: il 90% delle imprese logistiche italiane conta meno di dieci dipendenti, con difficoltà a competere contro i grandi operatori integrati del Nord Europa.
La direzione globale, invece, va verso supply chain più corte, resilienti e sostenibili, con tendenze come reshoring e nearshoring. In questa prospettiva, la collocazione dell’Italia come cerniera naturale tra Mediterraneo ed Europa rappresenta un asset di grande valore. Ma l’infrastruttura fisica da sola non è sufficiente: serve anche quella digitale.
Digitalizzazione e nuove tecnologie
Esperienze internazionali dimostrano che il digitale può cambiare gli equilibri. Strumenti come intelligenza artificiale, digital twin, IoT e sistemi predittivi stanno già trasformando la logistica, aumentando l’efficienza, riducendo le congestioni e migliorando la resilienza delle filiere.
Anche nel nostro Paese emergono segnali incoraggianti: Trieste e Genova sperimentano smart gate e sistemi di slot booking per ridurre i colli di bottiglia; lungo il corridoio Padova-Brennero si testano digital twin per ottimizzare l’uso delle risorse. L’integrazione di AI, IoT e cloud computing consente simulazioni avanzate, gestione preventiva delle criticità e continuità nei flussi.
Il contesto geopolitico – dal conflitto in Ucraina alle tensioni nel Mar Rosso, fino alla competizione tra USA, UE e Cina – sta accelerando la regionalizzazione delle supply chain. Se l’Italia non riuscirà a colmare i divari infrastrutturali e tecnologici, rischia di restare ai margini di questa trasformazione.
Verso un modello integrato
Comincia a farsi strada l’idea di un operatore logistico nazionale integrato, capace di trattenere valore sul territorio e confrontarsi con i grandi player europei. La logistica, ormai, non è più un settore di supporto ma un’infrastruttura critica, che incide sulla sovranità industriale e sulla resilienza delle imprese.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha avviato un primo percorso, soprattutto su digitalizzazione portuale e intermodalità. Per consolidare questo processo occorrono strategie industriali di lungo respiro, una visione chiara e una collaborazione pubblico-privata che metta la logistica al centro delle politiche di sviluppo.
Investire in efficienza, digitale e innovazione significa liberare il potenziale del sistema Italia nello scenario europeo. La finestra di opportunità è aperta: il Paese deve decidere se diventare piattaforma logistica del Mediterraneo o restare un nodo periferico.
La parola chiave per vincere la sfida è una sola: integrazione.